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Ancien régime è un termine francese utilizzato dai rivoluzionari transalpini per designare, con connotazioni peggiorative, il sistema di governo che precedette la Rivoluzione francese del 1789, e cioè la monarchia assoluta dei Valois e dei Borbone. Per estensione, venne applicato alle altre monarchie europee i cui sistemi di governo erano simili o assimilabili a quello. Tale termine venne sostituito successivamente da quello di Nouveau régime (in Spagna, Régimen Liberal), usato in chiara contrapposizione al precedente. Con Ancien régime veniva definita anche un'intera epoca, corrispondente, in linea di massima, a quella oggi conosciuta come Età moderna.
L'origine del termineIl termine iniziò ad essere usato durante la Rivoluzione francese[1], ma si generalizzò, soprattutto in ambito letterario, grazie a Alexis de Tocqueville, autore del saggio L'Ancien régime et la révolution. Nel testo viene indicato che «la rivoluzione francese ha battezzato ciò che ha abolito» (in francese: «la Révolution française a baptisé ce qu'elle a aboli»). Tocqueville conferì al concetto un vago sapore di contrapposizione fra l'Ancien régime e il periodo medievale, che venne generalmente accettata dalla storiografia del XIX e della prima metà del XX secolo e che è stata ampiamente discussa dagli storici posteriori (e, in particolare, da François Furet).[2] Secondo il punto di vista dei "reazionari" nemici della rivoluzione, il termine di Ancien régime fu rivendicato con una punta di nostalgia, seguendo il topico letterario del paradiso perduto o di «qualsiasi tempo passato fu il migliore» che richiama alla nostra memoria Jorge Manrique. Talleyrand arrivò persino ad asserire che «coloro che non hanno conosciuto l'Ancien régime non potranno mai sapere cos'era la dolcezza della vita» (in francese: «ceux qui n'ont pas connu l'Ancien Régime ne pourront jamais savoir ce qu'était la douceur de vivre»). L'uso del termine nelle discipline economiche e sociali viene attribuita a Ernest Labrousse, celebre studioso dell'Ancien régime (vedasi il saggio Crise de l’économie française à la veille de la Révolution del 1944) e fu diffuso dalla contemporanea École des annales, con grande accettazione in Italia e in Europa[3]. Il contesto storicoL'ordinamento sociale prevedeva la divisione della popolazione in tre ceti(Stati): clero (Primo Stato), nobiltà (Secondo Stato) e resto del popolo (Terzo Stato). Si riunivano nell'Assemblea degli Stati Generali; le delibere avvenivano mediante il computo delle votazioni unitarie di ogni singolo Stato. La convocazione degli Stati Generali, i cui poteri decisionali erano nulli, era a completa discrezione del re. Tra il 1614 e il 1789 gli Stati Generali non furono mai convocati. Nel giugno del 1789, il Terzo Stato, parte del clero e della nobiltà formarono l'Assemblea nazionale costituente, con l'intento di abbattere l'Ancien régime e redigere una costituzione. IniziLo storico francese Goubert dice:
ecco perché è difficile periodizzarlo (bisognerebbe guardare verso un periodo precedente all'Impero Romano). La maggioranza degli storici ritiene che il passaggio dal medioevo all'antico regime non sia segnato da una frattura netta, ma da una lenta evoluzione tra il XIV e il XVII secolo. Durante l'Ancien Régime era la Chiesa a tenere il conteggio demografico, attraverso i registri dei battesimi, dei matrimoni e delle sepolture. Per evitare un aumento demografico vertiginoso e la conseguente mancanza di lavoro, ci si sposava tardi (24-25 anni) dopo la morte del padre - il quale esercitava la patria potestà su tutti i figli finché si trovava in vita. Il figlio primogenito prendeva il posto di Pater Familias, assicurando a se stesso, e alla sua famiglia, una stabilità economica. Un'altra soluzione era il celibato definitivo, questo, in particolare per i secondo- e terzogeniti. Purtroppo però il tasso di mortalità per i giovani delle famiglie più modeste era molto alto, dal momento che non ci si poteva permettere cibo a causa delle ristrettezze. I feudi in questo periodo non erano ereditari perché il vassallo aveva tutto il potere di concedere e revocare i diritti di utilizzo del feudo a proprio piacimento: questo rendeva difficile la crescita economica delle famiglie contadine. A tal proposito influiva anche la Chiesa, che teneva a "manimorte" i propri territori. Gli unici che riuscirono ad accaparrarsi una condizione agiata furono i mercanti: essi investivano le ricchezze accumulate per diventare signori, tramite l'acquisto di appezzamenti di terreno; ci riuscirono mettendo in crisi i nobili. Lo sviluppo demograficoConsiderata tendenzialmente immobile la società d'ancien regime subì in realtà alcune profonde trasformazioni nel corso del '700. Il fenomeno più ampio e rilevante fu l'avvio di una crescita demografica che non si sarebbe più interrotta. Fra il 1700 e il 1800 in Europa la popolazione passa da 118 a 193 milioni d'abitanti con un incremento del 66%; in Italia dai 13 milioni d'abitanti circa si giunse a quasi 18 milioni. Quali furono le ragioni di questo rilevante incremento? Gli storici e i demografi non sono in grado di dare risposte univoche: in molte regioni si ridusse la mortalità, in altre questa riduzione fu accompagnata dall'incremento della natalità. Vi fu sicuramente una diminuzione della mortalità catastrofica dovuta ad epidemie, guerre e carestie e infine s'interruppe il tradizionale andamento ciclico della demografia caratterizzato dal rapporto e dalla dipendenza reciproca fra popolazione e risorse alimentari.
L'ambienteÈ piuttosto problematico stabilire un nesso preciso tra lo sviluppo demografico e il miglioramento delle condizioni ambientali, igieniche, climatiche, ecc. In questo campo non pare possibile per ora giungere a valutazioni accurate e generalizzate; forse non si può andare oltre la considerazione, in verità un po' scontata, che un diffuso anche se moderato sviluppo economico ha portato con se anche migliori condizioni di vita. Ma i tempi, i modi, i nessi e le sequenze di questa trasformazione rimangono privi di una spiegazione convincente. Le malattie endemicheNon è per nulla chiaro perché la peste cominciò ad allontanarsi dall'Europa nel '700 (ma Marsiglia fu ancora colpita nel 1720-23 e Messina neI 1743). Alcuni attribuiscono questa scomparsa al prevalere del ratto delle chiaviche (surmolotto) sul ratto nero portatore della pulce, principale diffusore del microrganismo della peste, oltre alle maggiori capacita di isolare i focolai epidemici, o a un'aumentata resistenza degli organismi umani. Nello stesso periodo, mentre la peste declinava, il vaiolo ebbe il primato di pericolosità, né si attenuarono le altre tradizionali malattie endemiche come il tifo, la dissenteria, e le varie forme influenzali. La maggiore organizzazione ospedaliera non ridusse la mortalità, probabilmente anzi la accrebbe, poiché i luoghi di cura accentuavano le probabilità d'infezione e contagio. L'inoculazione antivaiolosa, a cui si ricorreva nel '700, fu spesso letale e, fino alla scoperta di Edward Jenner sull'efficacia della vaccinazione effettuata con i germi del vaiolo vaccino (1796), l'unico rimedio sicuro fu il controllo del contagio. Lo sviluppo delle cittàLo sviluppo demografico fu più intenso nelle città che nelle campagne, e riguardo alle zone di più antica urbanizzazione dell'Europa occidentale e meridionale, ma soprattutto le capitali e le città portuali. Londra, Parigi e Napoli erano, nell'ordine, le maggiori città europee. Le stime della popolazione parlano di una crescita, nel corso del secolo, da 700.000 a 950.000 abitanti per Londra, da 215.000 ad oltre 400.000 per Napoli. Parigi alla fine del '700 contava 550-600.000 abitanti. La struttura della famigliaL'aumento della popolazione, tuttavia, illumina soltanto un aspetto della struttura demografica. Vi sono altri aspetti che rendono particolarmente significativa la differenza fra la società di ancien regime e la realtà contemporanea, ad esempio quelli relativi alla composizione della famiglia. Mentre nell'età pre-industriale, almeno tendenzialmente, si ha la famiglia estesa o allargata, in cui convivono tre generazioni (nonni, genitori e figli) insieme ad altri parenti e a un numero variabile di domestici e garzoni, dopo la rivoluzione industriale si avrà, almeno tendenzialmente, la famiglia nucleare o coniugale, formata dai soli genitori e figli. È importante comunque tener presente che non è sufficiente considerare questi aspetti soltanto dal rischio di non comprendere le concezioni e gli atteggiamenti che hanno determinato i comportamenti demografici di cui si e parlato. E per questo che negli ultimi anni si sono moltiplicate le ricerche che mirano ad individuare le strutture mentali e le visioni del mondo proprie di determinati gruppi sociali. E solo in questo modo, ad esempio, è stato possibile spiegare quella diversità della demografia francese del 700 rappresentata dalla diminuzione della natalità. Gli inizi della contraccezione in FranciaCome mai la Francia anticipa quella riduzione delle nascite che diverrà caratteristica in tutta Europa un secolo dopo? A cosa attribuire l'evidente diffondersi di forme di contraccezione?
Famiglia estesa o allargata, in cui convivono tre generazioni (nonni, genitori e figli) insieme ad altri parenti e a un numero variabile di domestici e garzoni, dopo la rivoluzione industriale si avrà, almeno tendenzialmente, la famiglia nucleare o coniugale, formata dai soli genitori e figli. Nell'Europa del '700 la proprietà terriera era per molti versi ancora di tipo feudale: era sottoposta cioè a una serie di vincoli che ne limitavano l'uso e la produttività. Questa condizione può essere esemplificata tanto dal punto di vista del contadino, quanto da quello del signore. Gli usi civiciAl tempo stesso, su una parte delle terre feudali vigevano alcuni diritti collettivi della comunità contadina (i cosiddetti usi civici), come quelli di pascolo, di spigolatura, di raccolta della legna, ecc. Lungi da determinare un regime equilibrato di reciprocità, questa situazione configurava un' area conflittuale molto estesa in cui operavano due antagonismi di fondo: la tendenza alla privatizzazione integrale della terra e all'inasprimento dei gravami feudali da un lato, e la riduzione dei privilegi signorili e dei diritti delle comunità dall'altro. Note
Voci correlate
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