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Gli Aramei o Siriaci o Assiri (Syriac: ܣܘܪܝܝܐ ܐܪܡܝܐ, Template:IPA-all) sono un gruppo etnico ampiamente diffuso in paesi quali Siria, Turchia, Israele, Libano, Iran e Iraq e parlano una variante dell'Aramaico. In tempi più recenti molti di loro sono emigrati in Europa, Stati Uniti, Canada, Australia, Germania, Svezia, Paesi Bassi e Svizzera. Oggi centinaia di migliaia di Siriaci vivono la cosiddetta diaspora.[1][2] La maggior parte di questi parla siriaco, anche conosciuto come Suryoyo (ܠܫܢܐ ܣܘܪܝܝܐ) nella propria lingua, ma un buon numero di essi parla un dialetto della lingua neo-aramaica detta Turoyo (ܛܘܪܝܐ). La maggior parte dei siriaci definisce se stessi come Suryoye (ܣܘܪܝܝܐ) nella propria lingua, ma una buona parte tende a usare il termine Oromoye (ܐܪܡܝܐ), dal momento che i siriaci discendono dagli aramei.[3] Professando il rito siriaco occidentale, appartengono alla Chiesa siriaca ortodossa e alla chiesa siriaca cattolica, per la qual ragione sono chiamati anche Giacobiti (da Jacob Baradaeus). Sono considerati fra i primi popoli ad aver abbracciato la cristianità.[4] La loro madre patria, conosciuta come Beth Nahrain (ܒܝܬ ܢܗܪ̈ܝܢ) in siriaco, si trova nelle odierne Siria, Iraq e Turchia, specificatamente nel Turabdin, e nella regione siriana di Al Hasakah. La maggiore comunità siriaca al mondo si trova nella città di Kamishli (ܩܡܫܠܐ) in Siria. Dopo il genocidio siriaco (ܣܝܦܐ) nel secondo decennio del ventesimo secolo, molti scapparono ed emigrarono, a formare così l'enorme diaspora siriaca.
Identità
Il popolo siriaco era al principio chiamato "degli aramei" e la loro lingua aramaico. I primi a chiamare gli aramei come Siriani (da notare che la vecchia definizione di siriano oggi non individua più i cosiddetti siriaci) fu lo storico e geografo greco Strabone (morto nell'anno 24 d.C.) che scrisse nel suo tomo Geografia: "Coloro che chiamano se stessi Aramei sono da noi chiamati Siriani".[5] Persino nella Versione dei Settanta o Septuaginta, la prima traduzione del Vecchio Testamento, il termine Aram era tradotto con siriano, arameo in siriano e infine anche aramaico in siriano. La Versione dei Settanta o Septuaginta ha contribuito alla diffusione del termine siriano per coloro che chiamavano se stessi Aramei come in ogni modo ancora oggi essi si definiscono. Nel tempo gli aramei hanno iniziato ad usare il termine greco siriano come sinonimo e lingua siriana come omonimia di lingua aramea. Durante il primo secolo dopo Cristo, la maggior parte degli Aramei si convertì al cristianesimo. Fu il periodo nel quale il nome siriano o siriaco iniziò a fare breccia fra gli stessi aramei. Il termine aramei andò lentamente, ma inesorabilmente declinando, negli scritti e nell'uso comune e così nella propria lingua il termine Oromoye (Aramei) per Suryoye (Siriani).[6][7][8][9][10][11][12][13][14][15] Il termine siriano è stato poi cambiato in siriaco dalla Chiesa siriaca ortodossa negli anni '50 al fine di evitare qualsiasi errore ed ambiguità con la Siria. [15] La divisione trae origine nell'alto Medio Evo, quando i siriaci occidentali erano localizzabili nella Siria romano-bizantina e avevano come riferimento il Patriarcato di Antiochia, più che le chiese orientali, originariamente operanti su territorio Sassanide da dove in ogni modo le comunità assira e caldea provengono. Questi cristiani orientali tendono ad usare più frequentemente i suddetti termini siriano od arameo. La bandiera siriaca ha il suo battesimo con gli scavi di André Dupont-Sommer nel villaggio arameo di Tell-Khalaf, in Siria agli inizi del ventesimo secolo. Egli scoprì una reliquia che mostra tre demoni caricarsi di un sole alato . Il sole simboleggia l'universo, le ali tutto ciò tra l'universo e la terra, i fiori (che sembrano stelle) simboleggiano tanto i quattro punti cardinali quanto il Creato. Le tre cose assieme simboleggiano il cosmo intero.
PolinomiaNei secoli i siriaci sono stati conosciuti con una serie di termini tra cui:
CulturaMusica
Agli albori della cristianità la musica era un'esclusiva delle celebrazioni liturgiche. Successivamente nacque una forma musicale scevra dai legami con la religione che cantava in special modo le sofferenze e gli ideali della gente siriaca Studiosi e compositori presero spunto dalla musica sacra per creare poi un filone indipendente. [19] Nel 1962 un siriaco di nome Chabo Bahé, scrisse un a canzone chiamata Grishlah Idi, (traducibile come mi prese la mano) e fu una sorta di nuova base per la musica contemporanea. In tutti modi gli esmpi più validi vennero composti nell'attuale Siria; Al Qamishli divenne famosa in tutto il mondo siriaco. [19] La musica siriaca ha portato poi varie influenze in molti generi vicini. I cantanti siriaci più famosi oggigiorno sono: Ishok Yakub, Josef Özer, Jean Karat e Habib Mousa. Il primo festival di musica aramaica è stato tenuto dal primo al 4 Agosto 2008 in Libano.[20] |
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