È detta anche Sacre Scritture o Parola di Dio, per sottolineare l'ispirazione divina sotto la quale si ritiene sia stata scritta.
È formata da libri differenti per origine, genere e composizione, scritti in un lasso di tempo abbastanza ampio, preceduti da una tradizione orale più o meno lunga. Considerando anche il processo di codificazione del canone biblico, complessivamente i testi biblici sono stati composti in più di un millennio.
Rispetto alla Tanakh (Bibbia ebraica), il cristianesimo ha aggiunto numerosi libri: in tal modo le Scritture vengono suddivise in Antico Testamento (o vecchia alleanza), i cui testi sono stati scritti prima del ministero di Gesù Cristo, e Nuovo Testamento (o nuova alleanza), che descrive la "buona novella" dell'avvento del Messia.
Il termine "Bibbia ebraica" è solitamente usato per indicare i testi sacri della religione ebraica. Tale uso è però improprio: l'etimologia di Bibbia è greca (significa semplicemente, come si è visto, libri), e il termine non è consueto presso i seguaci del monoteismo giudaico. Il termine usato è Tanakh, acronimo privo di significato nella lingua ebraica e formato dalle iniziali delle parti nelle quali vengono raggruppati i 36 libri:
Torah (= Legge o anche Insegnamento; Pentateuco = 5 astucci in greco)
Neviim (= Profeti) a loro volta divisi in profeti anteriori e posteriori
Tutti i libri della Bibbia ebraica sono stati scritti principalmente in ebraico con alcune piccole parti in aramaico.
Nell'ambito dell'ebraismo antico alcune correnti, in particolare i sadducei, consideravano come sacra la sola Torah, e dall'antichità i samaritani hanno mantenuto una posizione simile, considerando canonici solo il Pentateuco e il libro di Giosuè.
Le antiche comunità ebraiche di lingua greca, oggi estinte, seguivano invece un canone più ampio dell'attuale canone ebraico, il cosiddetto canone alessandrino, derivato dalla versione dei Settanta della Bibbia. Nel I secolo d. C. per l'ebraismo venne considerato come definitivo il canone palestinese, più ristretto di quello alessandrino.
La maggior parte delle chiese protestanti, seppure con differenze a seconda dei periodi, segue per l'Antico Testamento il canone ebraico. La Chiesa cattolica e quelle ortodosse seguono invece il canone alessandrino (con qualche differenza), che comprende libri sia in ebraico che in greco. I libri che non appartengono al canone della Bibbia ebraica sono detti deuterocanonici dai cattolici e apocrifi dai protestanti, i quali il più delle volte li inserivano come appendice a parte fra i due testamenti.
Anche per il Nuovo Testamento, scritto in greco (anche se forse l'evangelista Matteo compose il suo libro in ebraico o aramaico), in età antica vi erano state differenze fra le varie chiese sul numero dei libri da recepire come ispirati. In particolare erano sorti dubbi sulle epistole non attribuite a Paolo di Tarso e sull'Apocalisse. I libri controversi del Nuovo Testamento furono detti nell'antichità antilegomena.
Redazione definitiva
in Giudea nel V secolo a.C.
su fonti precedenti,
in particolare la fonte deuteronomista
parzialmente redatta nel VII-VI a.C.
(vedi Ipotesi documentale),
già parzialmente redatte
durante l'Esilio di Babilonia
(587-539 a.C.)
Redazione definitiva in Giudea nel V secolo a.C. di oracoli precedenti di diversa datazione, proferiti in Giudea:
"Proto-Isaia" (cc. 1-39): ca. 740-700 a.C.;
"Deutero-Isaia" (cc. 40-55): 550-539 a.C.
"Trito-Isaia" (cc. 56-66): 537-520 a.C.
Proto-Isaia: fiducia in Dio, trascendente e fedele;
Deutero-Isaia: esortazione al popolo oppresso; il "Servo di YHWH";
Trito-Isaia: contro l'idolatria; conversione delle nazioni pagane
Redazione definitiva in Giudea nel V secolo a.C. di oracoli precedenti datati tra il 592-571 a.C. circa, proferiti nel Regno di Giuda e nell'Esilio di Babilonia
Dio è sempre con il suo popolo anche se questo è in esilio a Babilonia, alla fine Israele sarà vittorioso e Gerusalemme e il tempio saranno ricostruiti
"Proto-Zaccaria" (cc. 1-8): oracoli proferiti in Giudea nel 520-518 a.C.;
"Deutero-Zaccaria" (cc. 9-14): redazione in Giudea circa 330-300 a.C. o II secolo a.C.
Proto-Zaccaria: esortazione alla ricostruzione del tempio di Gerusalemme, governo ideale sacerdote e principe, speranza messianica (in Zorobabele);
Deutero-Zaccaria: esaltazione del re-messia, il sacrificio di un "trafitto" dal quale deriva salvezza (riferito forse all'uccisione di Onia III o Simone Maccabeo)
Racconto poetica sapienziale risalente all'XI-X secolo a.C., con redazione definitiva (prologo ed epilogo) in Giudea verso il 575 a.C.
Meditazione circa il perché Dio permette il male all'uomo giusto. Nucleo poetico antico: Dio è troppo distante dall'uomo perché questi possa capirlo e giudicarlo, speranza di un "redentore" che riscatterà il male. Epilogo tardivo: Dio retribuisce in terra il male subito dal giusto
Il Nuovo Testamento, facente parte della sola Bibbia cristiana, redatto originariamente in greco con numerosi semitismi, è composto dai quattro Vangeli, dalle lettere dell'apostolo Paolo, dalle Lettere cattoliche, dagli Atti degli Apostoli e dall'Apocalisse, per un totale di 27 scritti (tra parentesi l'abbreviazione usata nelle citazioni bibliche). Tra le diverse confessioni cristiane (cattolica, ortodossa, protestante) c'è un sostanziale accordo sul numero e l'ordine dei libri, con la sola differenza che nell'ordine luterano gli ultimi libri sono i deuterocanonici neotestamentari, cioè Ebrei, Giacomo, Giuda e Apocalisse, separando Ebrei dal corpus paolino e Giacomo e Giuda dalle lettere cattoliche.
Sinossi riassuntiva dei libri del Nuovo Testamento
Esame di vari temi discussi tra le primitive comunità cristiane: matrimonio e celibato; divisioni nella comunità; eucaristia; rapporto col mondo pagano
Descrizione allegorica della vittoria dell'agnello immolato (Gesù) sulla bestia (impero romano)
Generi letterari
La Bibbia contiene generi letterari diversi fra loro. Non è casuale che la parola di origine (biblia) sia un plurale per indicare questa varietà di generi letterari. In precedenza la trasmissione degli avvenimenti era orale e rischiava di disperdersi. In particolare si intrecciano insieme due tradizioni orali, quelle del Nord e del Sud della Palestina; non è trascurabile neanche l'influenza delle culture orientali con cui vennero a contatto i primi scrittori in terra babilonese.
I generi letterali presenti all'interno dei libri biblici possono essere ricondotti, con larghe approssimazioni, ai seguenti:
genere storico: si tratta dei testi che forniscono descrizioni contestualizzate storicamente di persone o eventi. La effettiva attendibilità storica di tali narrazioni è variegata. Per esempio, i primi 11 capitoli della Genesi che descrivono la creazione del mondo fino ad Abramo (inizio II millennio a.C.) sono ormai dagli esegeti cristiani unanimemente interpretati come simbolici (racconto creazione, peccato originale, diluvio...). Anche nei romanzi ellenisti di Tobia, Giuditta, Ester la contestualizzazione storica funge solo da cornice per narrazioni con precisa finalità teologica. Al contrario, i libri che presentano intenti storici veri e propri (Samuele, Re, Maccabei, le narrazioni evangeliche e Atti) forniscono informazioni che, nell'insieme, raramente risultano in contrasto con le fonti del tempo extra-bibliche. Per le storie dei patriarchi (Abramo, Isacco, Giacobbe-Israele, Giuseppe) contenute in Genesi, non è possibile un esame critico data la quasi totale mancanza di fonti storiche relativamente alle culture nomadi del vicino oriente nel II millennio a.C.
genere legislativo: include i testi normativi in ambito sociale o religioso, particolarmente presenti all'interno della Torah (p.es. Levitico è un libro interamente legislativo).
genere profetico: riguarda gli oracoli profetici, vale a dire esortazioni morali pronunciate da uomini che si presentavano come inviati di Dio. Tali esortazioni sono sempre rivolte a destinatari ben definiti (re, singoli individui, determinate comunità credenti, il popolo nel suo insieme) che, con la loro condotta, si sono allontanati dalla retta via. Anche le esortazioni (o parenesi) presenti nelle epistole neotestamentarie possono essere avvicinate al genere profetico. Vedi Profeta (Bibbia).
genere apocalittico: include testi simbolici e razionalmente spesso incomprensibili aventi la finalità di mostrare il vittorioso e definitivo disegno di Dio sulla storia. Appaiono in periodo di forte incertezza della comunità credente, originata da persecuzioni politiche che potevano portare i fedeli a sentirsi abbandonati da Dio. I libri di Daniele e Apocalisse raccolgono la quasi totalità dei testi apocalittici. Circa Apocalisse in particolare, pertanto, essa non va vista come una descrizione di ciò che sarebbe dovuto accadere in un futuro remoto, ma come la rassicurazione alla Chiesa di allora, ferocemente perseguitata dall'imperatore romano Diocleziano, che il Risorto avrebbe avuto l'ultima parola.
genere sapienziale: in tale ampia categoria vengono inclusi tutti i testi che non rientrano nelle precedenti. Include preghiere (p.es. Salmi), poemi erotici (p.es. Cantico dei Cantici), lamentazioni (libro omonimo), meditazioni o proverbi sapienziali di vario genere (Qoelet, Proverbi, Giobbe).
Messaggio teologico
Risulta impossibile una delineazione univoca del messaggio teologico dei libri biblici. Da essi, infatti, hanno avuto origine un numero elevato di confessioni religiose e di eresie, ognuna delle quali fornisce una propria lettura e interpretazione del testo biblico. Cercando alcuni fondamentali concetti teologici comuni alle varie confessioni, si possono delineare tali nuclei attualmente largamente condivisi:
Nell'Antico Testamento ebraico viene indicato col nome comune Dio (El o Elohim), col nome comune Signore (Adonay), col nome proprio YHWH e con numerosi altri epiteti: Altissimo, Eterno, Santo, Distruttore, Signore degli eserciti, Dio degli eserciti. Nell'Antico Testamento greco e nel Nuovo Testamento viene indicato coi nomi comuni Dio (Theos) e Signore (Kyrios). Peculiarità del Nuovo Testamento è la definizione di Dio come Padre.
Dio ha creato liberamente e dal nulla l'universo e l'uomo, vertice della creazione, caratterizzati da una bontà originaria.
A un certo punto nel passato l'uomo, nella sua libertà, ha scelto di stare lontano da Dio (peccato originale), introducendo il male nel creato.
Dio stabilì un'alleanza con Abramo e la sua discendenza, il popolo d'Israele, in vista della salvezza dell'umanità, impegnandosi a sostenere lungo la storia il suo popolo ed esigendo il culto dedicato a lui solo. L'intervento di Dio è particolarmente evidente in alcuni eventi: liberazione dall'Egitto (Esodo, XIII secolo a.C.); conquista della Terra Promessa (XIII-XI secolo a.C.); dispersione delle 10 tribù idolatre del nord (VIII secolo a.C.); esilio a Babilonia e ritorno (VI sec. a.C.).
Dio donò a Mosè la legge, insostituibile e immodificabile, consistente di 613 mitzvòt (precetti) e riassumibile nei dieci comandamenti, con la promessa di ricompensare chi ne obbedisce le prescrizioni e punirne i trasgressori.
Il popolo d'Israele si allontanò ripetutamente dalla legge o la applicò in maniera esteriore e formale, e per questo fu rimproverato da uomini chiamati in tal senso da Dio, i profeti.
Dio ha promesso di inviare il Messia per la salvezza del suo popolo.
Alla fine dei tempi Dio risusciterà i morti, garantendo salvezza eterna o condanna eterna a seconda del comportamento avuto in vita verso Dio o verso il prossimo.
Gesù Cristo, il Messia atteso, figlio di Dio incarnato, ha portato a perfetto intendimento la legge di Mosè, che è riassumibile nell'amore a Dio e nell'amore al prossimo.
Per la sua morte e risurrezione, tutti coloro che credono in lui sono salvati e riconciliati con Dio.
La comprensione del significato della Bibbia, il modo in cui viene letta e la sua interpretazione, disciplina detta anche ermeneutica della Bibbia, è un fatto teologico, dipendente cioè dalle varie comunità religiose. Differisce dall'esegesi in quanto questa consiste nell'estrarre il senso di una parte del testo, con l'aiuto di discipline come la filologia e la storia, mentre l'ermeneutica cerca di rendere il senso più ampio che l'autore del testo ha voluto dare anche in relazione al suo pubblico. Ad esempio nel Nuovo Testamento, e in particolare in Paolo di Tarso, si trova una nuova ermeneutica delle scritture sacre ebraiche.
Perciò la prima grande differenza nell'ermeneutica della Bibbia è quella fra ebrei e cristiani: sebbene ci sia una parziale affinità fra le due religioni (e certe forme di dialogo), dal momento che condividono una parte del canone delle scritture, esse hanno sviluppato diverse tradizioni di fede e quindi diversi metodi interpretativi ed ermeneutici.
Foglio 474a del Codice di Leningrado (1008-1009), riferimento principale del testo ebraico.
Circa le fonti dell'Antico Testamento ebraico, i testimoni più antichi sono i Rotoli del Mar Morto, ritrovati nel 1947, che contengono frammenti più o meno ampi di tutti i testi della Bibbia ebraica. Nel complesso risalgono a un ampio periodo che va dal 250 a.C. circa al 68 d.C.
I testimoni più autorevoli prodotti dai masoreti e che sono risultati sostanzialmente concordi coi Rotoli del Mar Morto sono:
Pagina del Codice Vaticano (IV secolo), riferimento principale del testo greco.
Circa le fonti del Nuovo Testamento e dell'Antico Testamento greco, i testimoni più antichi sono alcuni papiri risalenti al II sec. d.C. Si sono poi conservati complessivamente oltre cinquemila manoscritti. Di questi i più autorevoli sono:
Codice Vaticano (B), composto probabilmente in Egitto nel IV secolo.
Codice di Efrem (C), che è un Palinsesto così detto perché fu scritto sopra alcuni testi, prima raschiati via, del teologo siriano Efrem. Si crede che risalga al V secolo.
Tra le migliaia di traduzioni del testo biblico in tutte le lingue del mondo sono particolarmente degne di nota:
Pentateuco samaritano(Torah e Giosuè). Fissato nel IV sec. a.C, non si tratta propriamente di una traduzione dei 6 libri ebraici, essendo scritto anch'esso in ebraico, ma differisce notevolmente dal testo masoretico canonico. È il testo ufficiale della piccola comunità samaritana tuttora esistente in Israele ed in Cisgiordania.
Peshitta (=semplice, sottinteso 'traduzione'). In aramaico, realizzata secondo la tradizione dal vescovo della città di Edessa, Rabbula (morto nel 435), è il testo ufficiale delle varie chiese di tradizione siriaca presenti per lo più nel Vicino Oriente.
Settanta (o Septuaginta, o LXX, dal numero dei traduttori originali). È la versione greca dell'Antico Testamento, più antica della fissazione dello stesso Testo masoretico, scritta ad Alessandria d'Egitto tra il IV e II secolo a.C. Fu usata prima dagli ebrei di lingua greca e poi diffusa in ambito cristiano. Unitamente al testo greco del Nuovo Testamento, è la versione ufficiale delle chiese ortodosse.
Vulgata (= del volgo, data la diffusione popolare). San Girolamo tradusse in latino l'intero testo biblico nel IV secolo. Per secoli ha rappresentato il testo ufficiale della Chiesa e della liturgia cattolica. Dopo il Concilio Vaticano II, le varie chiese cattoliche nazionali hanno elaborato e adottato nel culto liturgico versioni nelle varie lingue nazionali.
Bibbia di Lutero. Versione biblica tedesca per eccellenza, ha avuto una notevole influenza sulla stessa lingua tedesca. Il riformato terminò il NT nel 1522 e l'intero testo biblico nel 1534. È la versione di riferimento, in testo originale o nelle sue traduzioni, di molte chiese protestanti.
La Traduzione del Nuovo Mondo delle Sacre Scritture (New World Translation of the Holy Scriptures) è una traduzione realizzata dalla Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova. In lingua inglese apparve in vari volumi tra il 1950-60. È stata in seguito tradotta in varie lingue. Nessuna traduzione biblica ha mai ricevuto tante critiche come la TNM.
La Bibbia di Gerusalemme (Bible de Jérusalem), realizzata in francese tra il 1947-1955 è opera dalla École Biblique de Jérusalem. Ha una fondamentale importanza per l'impiego sistematico nelle note e introduzioni del metodo storico-critico. Il suo apparato critico tradotto è presente in numerose versioni in altre lingue.
La Bibbia TOB (abbreviazione di Traduction Oecuménique de la Bible, ma anche buono in ebraico), pubblicata in francese nel 1975-1976, è stata realizzata congiuntamente da esegeti cattolici e protestanti, avallata infine da studiosi ortodossi. Al pari della Bibbia di Gerusalemme, contiene un utilissimo apparato critico, che tradotto accompagna numerose versioni in altre lingue.
Bibbia CEI (Editio Princeps 1971, revisione 1974, revisione NT 1997, revisione definitiva 2008), è il testo ufficiale della Chiesa cattolica italiana.
^ab Esistono talvolta notevoli varietà tra le proposte dei vari biblisti. I dati indicati sono tratti dalle introduzioni ai vari libri della Bibbia TOB, versione della Bibbia interconfessionale che, sebbene non riconosciuta come ufficiale e liturgica da nessuna confessione cristiana, rappresenta attualmente il massimo del consenso "ufficioso" tra biblisti di diverse confessioni.
^abcde Per la maggior parte degli storici cristiani, vangeli e Atti furono redatti entro il I secolo, mentre alcuni storici ipotizzano la redazione definitiva alla metà del II secolo. Così p.es. Alfred Loisy, Le origini del Cristianesimo, 1964, p. 55-59;161; Ambrogio Donini, Breve storia delle religioni, 1991.
^abc 1-2 Tm e Tt sono tradizionalmente indicate col nome "Lettere Pastorali": non sono rivolte a intere comunità ma a singoli "pastori", guide della comunità
^ Solitamente con "lettere cattoliche" (cioè "universali", senza uno specifico destinatario) si intendono le lettere non attribuite a Paolo. La Lettera agli Ebrei, non paolina e con destinatari espliciti, non rientra nei due gruppi e rappresenta un caso a parte.