Fucile

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Fucile Springfield mod. 1903
Fucile Mauser mod. Kar 98k
Fucle Lee-Enfield No.4 Mk.1, con baionetta, del 1944
Fucile semiautomatico Garand

Il fucile è un'arma da fuoco di tipo convenzionale, prodotta per sparare venendo appoggiata alla spalla.

Gli utilizzatori di quest'arma sono l'esercito e le forze di polizia, i praticanti delle discipline di caccia, tiro a volo e tiro a segno.

Il fucile nel funzionamento e nella struttura è simile alla pistola, con le differenze sostanziali di una maggior potenza di fuoco e di una maggiore precisione di tiro. Il calcio, anziché essere perpendicolare alla canna per una presa con la mano, è prolungato all'indietro. A differenza della pistola la posizione di sparo è quindi con il calcio appoggiato alla spalla. È l'arma più adatta nella caccia di qualsiasi animale. Insieme ai revolver queste armi furono molto usate nel Far West. Basti ricordare fra tutti il leggendario fucile Winchester.

Le origini di questa arma si possono far risalire al XV secolo quando ancora la carica avveniva anteriormente, attraverso la canna, sia per quanto riguarda la polvere da sparo che per i proiettili.

Indice

Storia

Origini

Lo sviluppo del fucile prese il via all'inizio del XIV secolo, quando si scoprì che la polvere nera poteva servire non soltanto per produrre fuochi d'artificio, ma anche per sparare pesanti proiettili. Le prime armi da fuoco portatili, ideate per l'appunto durante questo secolo, venivano chiamate bombardelle, ossia piccoli cannoni; un'altra versione era l'hakbutt, o archibugio, un supporto di legno su cui era adagiato un corto cilindro di ferro: tale supporto disponeva d'un gancio verticale che fungeva da fermo per ridurre gli effetti del rinculo. La polvere da sparo veniva incendiata da schegge di legno ardenti, sistema sostituito attorno al 1415 da micce lente, che a loro volta lasciarono poi il posto al sistema a ruota.

Fucile a miccia

Fucile a miccia della prima metà del XVI secolo

Le prime testimonianze dei fucili a miccia si trovano in scritti, disegni e dipinti del 1470. Il fucile a miccia prevedeva un braccio di ferro curvo fissato all'arma, detto serpentina: questo braccio poteva girare su un perno centrale ed era collegato ad una leva di ferro sotto il supporto di legno dell'arma. Di fatto questa leva costituiva l'antenata del grilletto. La procedura di caricamento era la seguente: il tiratore posizionava il fucile verticalmente, inserendo una quantità determinata di polvere da sparo all'interno della canna, ovverosia il tubo metallico. La polvere veniva quindi spinta accuratamente verso il basso e pressata con una bacchetta; successivamente si introduceva il proiettile, che a sua volta veniva calcato all'interno con la bacchetta. A quel punto l'arma era pronta per far fuoco: per incendiare la carica di polvere, una miccia accesa veniva portata verso il focone, ossia il forellino presente sulla culatta dell'arma. Una versione più tarda del fucile a miccia era dotata di uno scodellino d'innesco intorno al focone. Il fuciliere collocava un pizzico di polvere da innesco nello scodellino, quindi, quando la leva veniva pressata contro il supporto, la serpentina girava attorno al proprio asse ed accostava la miccia incandescente allo scodellino, il fuoco della polvere di innesco si propagava, attraverso il focone, all'interno della canna dove accendeva la carica vera e propria. Questo fuoco generava una pressione tale da far fuoriuscire con forza il proiettile. Nei modelli successivi, la serpentina era provvista di una molla a balestra. Quando la serpentina era piegata all'indietro, era bloccata da un gancio: quando il gancio veniva lasciato andare, la molla faceva sì che la serpentina si spostasse in avanti. La leva per fare fuoco era talvolta sostituita da un pulsante che bloccava il gancio, in seguito rimpiazzato dal grilletto. La ricarica dei fucili a miccia era fortemente influenzata dalle condizioni atmosferiche: una forte raffica di vento, infatti, poteva far volar via la polvere da sparo dallo scodellino d'innesco, mentre la pioggia poteva impedire l'accensione dell'arma. Tale difetto portò ai modelli del XVII secolo con scodellino d'innesco munito di coperchio. Quando il fucile non era utilizzato, la polvere da sparo era protetta da un coperchio a perno; quando il fuciliere doveva fare uso dell'arma, faceva ruotare o piegare il coperchio dello scodellino d'innesco in modo che la miccia potesse raggiungere la polvere. Già all'inizio del 1600 i soldati, noti come moschettieri, indossavano bandoliere con contenitori in legno di bosso (da cui il nome bossolo) che avevano al loro interno la giusta quantità per ogni carica: l'uso di corni o di fiaschi per la polvere di dimensioni maggiori per ricaricare l'arma, infatti poteva rivelarsi pericolosissimo poiché le scintille o la fuliggine che bruciava senza fiamma rimasta nella canna potevano dar luogo alla esplosione delle fiasche stesse. La miscela esplosiva utilizzata in porzioni minori nei contenitori in legno era assai più sicura.

Fucile a ruota

Illustrazione di un acciarino a ruota di un antico fucile.
1. Cane
2. Pirite
3. Bacinetto
4. Grilletto
5. Perno della ruota
6. Ruota
7. Molla del cane
8. Canna

Il meccanismo con acciarino a ruota fu il passo successivo dell'evoluzione del fucile. Questo sistema d'accensione, che sostituì quello a miccia, in realtà era stato concepito da Leonardo da Vinci: questi redasse all'inizio del XVI secolo il Codex Atlanticus, nel quale compaiono schizzi di un acciarino a ruota. I primi modelli che montavano tale marchingegno apparvero alla fine del XV secolo. Il loro funzionamento può essere paragonato a quello di un accendino: una ruota zigrinata, comandata da una molla, sfregava un pezzo di pirite provocando delle scintille. Prima che l'arma potesse essere utilizzata, la molla doveva essere caricata, ovverosia avvitata girando una chiave e bloccata dal dente d'arresto; quando la molla era carica, il cane veniva abbassato sulla ruota stessa, contro la quale era tenuto premuto da una molla. Premendo il grilletto, si sbloccava la ruota zigrinata che, girando assai velocemente e sfregando la pirite, produceva una pioggia di scintille che incendiavano la polvere d'innesco. L'acciarino a ruota era un meccanismo complesso e costoso e per di più era facilmente condizionato dallo sporco, che poteva causare l'inceppamento del fucile: non sorprende, dunque, che alcune armi costruite nel XV secolo fossero dotate di due sistemi differenti per far fuoco.

Fucile con acciarino snaphaunce

Nel corso del XVI e del XVII secolo vennero istituiti numerosi gruppi di moschettieri: dotarli di armi ed equipaggiamento adatti, tuttavia, costituiva una spesa alquanto elevata. La ricerca di una soluzione più economica dell'acciarino a ruota portò allo sviluppo del sistema d'accensione snaphaunce, prodotto a partire dal 1545. Esistono numerose teorie sull'origine del termine snaphaunce; secondo una di queste, derivererebbe dall'olandese snaphaan, che probabilmente significa «ladro di polli». A quel tempo, infatti, dato l'elevato costo dell'acciarino a ruota e la pericolosità dei fucili a miccia, i bracconieri avevano risolto tali inconvenienti ideando un loro sistema a pietra focaia: l'acciarino snaphaunce. Un'altra ipotesi, più plausibile, indicherebbe come origine del nome un vocabolo dell'antico olandese che significa «testa d'uccello che becca» e che sarebbe dovuto alla somiglianza della forma dell'acciarino e del movimento contro la pietra focaia. Il meccanismo consisteva in un cane che serrava un pezzo di pietra focaia: quando si premeva il grilletto, la pressione della molla spingeva di scatto il cane in avanti. Davanti allo scodellino d'innesco era montata una piastrina d'acciaio (la "martellina"), sulla quale picchiava la pietra focaia del cane, provocando le scintille che cadevano sullo scodellino innescato, che a sua volta trasmetteva il fuoco alla carica di polvere all'interno della canna. Inizialmente lo scodellino d'innesco era chiuso da un coperchio manovrato manualmente, come nel caso degli ultimi modelli di armi da miccia; in seguito il coperchio si spostava meccanicamente quando il cane colpiva in avanti. Una variante di questo sistema fu lo snaplock svedese ("chiusura a scatto"), il quale disponeva di una piastrina d'acciaio montata sopra il coperchio dello scodellino: questo pezzo poteva essere spostato di lato e fungeva da meccanismo di sicurezza. Il fuciliere poteva dunque portare l'arma con il cane in tensione: siccome la piastrina non era in posizione, il fucile non poteva sparare, mentre il coperchio manteneva asciutto lo scodellino d'innesco.

Fucile a pietra focaia

Illustrazione di un acciarino a pietra focaia (selce) di un antico fucile.
1. Cane
2. Pietra focaia
3. Martellina
4. Grilletto
5. Scodellino
6. Copriscodellino
7. Canna
Il fucile inglese a pietra focaia Brown Bess della seconda metà del 1700

I fucili che presentavano l'acciarino snaphaunce furono sostituiti da quelli a pietra focaia, comparsi attorno al 1610. Questo sistema assomigliava molto a quello precedente: la differenza principale consisteva nel fatto che la piastra d'acciaio ed il coperchio dello scodellino d'innesco erano combinati in un solo elemento. Il coperchio dello scodellino del fucile a pietra focaia aveva una piastrina verticale. Quando il grilletto veniva premuto, il cane partiva in avanti, la pietra focaia colpiva l'acciaio, che si alzava assieme al coperchio, ad essa collegato. Ciò permetteva alle scintille di cadere nell'innesco, rimasto scoperto. Il miquelet, altrimenti detto "acciarino spagnolo", è una variante del fucile a pietra focaia: le principali differenze rispetto a quel modello erano la piastrina d'acciaio zigrinata e la molla del cane che si trovava all'esterno, sulla piastra del congegno.

Fucile a percussione

Fucile a percussione Enfield del 1861
Sparo con fucile a percussione, a polvere nera

Già nel XVII secolo gli scienziati erano alla ricerca di sistemi innovativi che potenziassero la polvere da sparo ed aumentassero la distanza raggiunta dai proiettili sparati. Furono svolti esperimenti con diverse sostanze, tra cui il mercurio e l'antimonio: a metà del XVIII secolo, il chimico francese Berthollet sviluppò l'esplosivo a base di fulminato d'argento; nel 1798 l'inglese Edward Howard scoprì un sistema più facile per produrre una sostanza alternativa, il fulminato di mercurio. Ma l'autentica rivoluzione nello sviluppo del fucile giunse solo col reverendo scozzese Alexander Forsythe di Belhelvie, nell'Aberdeenshire, che ideò il sistema a percussione, o più precisamente i suoi principi: nel 1799 egli pubblicò un trattato scientifico su un composto chimico, il fulminato, che poteva prender fuoco ricevendo un colpo secco. I meriti dello sviluppo del sistema a percussione furono rivendicati da diversi fabbricanti d'armi, tra cui gli ingegneri inglesi Joseph Egg, Joseph Manton e James Purdey nel 1816, i famosi armaioli francesi Prélat e Deboubert nel 1818 e l'americano Joshua Shaw nel 1822. Il principio su cui si basava era semplice: l'arma era caricata nella medesima maniera del fucile a miccia, poi il martelletto (chiamato in seguito, anch'esso, cane), il quale aveva sostituito il cane tradizionale, veniva messo in tensione. Sul retro della canna era avvitato un cilindretto cavo, il luminello, sopra il quale, per sparare il colpo, veniva sistemata una piccola capsula di rame riempita di fulminato: premendo il grilletto, una molla faceva in modo che il martelletto colpisse la capsula d'innesco. Ciò provocava una detonazione che si trasmetteva attraverso il foro ed incendiava la carica principale all'interno della canna. Questo sistema fu utilizzato abbastanza a lungo in fucili, pistole ed infine anche nelle rivoltelle più moderne a cinque o a sei colpi.

Sistemi di funzionamento

Il sistema di funzionamento di un'arma è composto dal grilletto e dall'acciarino: quest'ultimo è un meccanismo formato da molle, ganci ed aghi collocati sopra una piastra montata lateralmente, che connette il grilletto al cane, e che azionando quest'ultimo produce il getto di fuoco per l'accensione della carica di lancio. Nei primi secoli della sua esistenza lo sviluppo tecnico fu lento, per poi accelerare verso il 1800.

Fucile ad ago

Nel 1814 Johann Nikolaus von Dreyse di Sommerda stava già sperimentando un nuovo tipo di fucile, detto fucile ad ago. Quest'arma aveva un sistema a retrocarica con otturatore e poteva esser caricato mediante cartucce di carta ad una rapidità tale da permettere ad un tiratore scelto ben addestrato di sparare dai 5 ai 6 colpi al minuto: si trattava d'un vantaggio militare significativo. La cartuccia del fucile ad ago era costituita da un involucro di carta che conteneva la carica della polvere, l'innesco ed il proiettile. Premendo il grilletto, l'ago perforava la parte posteriore della cartuccia sino a raggiungere la metà, dove colpiva un poco di fulminato, determinando l'esplosione della medesima. Il fucile Dreyse fu testato nel 1841 dall'esercito prussiano, che ne ordinò 60.000 esemplari.

Fucile ad accensione anulare e a spillo

Durante la prima metà dell'Ottocento due francesi idearono due differenti tipi di cartucce: Louis Nicolas Auguste Flobert ideò la cartuccia ad accensione anulare, mentre Eugene Gabriel Lefaucheux creò la cartuccia a spillo. La prima è simile ad una capsula a percussione (con il fulminato posto in una sporgenza ad anello situata alla sua base e che è schiacciata dal cane), ma di dimensioni maggiori e contenente la carica di lancio, alla quale è applicato un proiettile: essa è alla base della nostra munizione attuale. Il secondo tipo di cartuccia, confezionato sulla base di un'invenzione del padre di Lefaucheux, Casimir, fu brevettato nel 1850. La cartuccia a spillo è costituita da un involucro di rame dentro cui si trovano la carica ed il proiettile: dall'interno della base, in cui era posto un pezzettino di fulminato, sporgeva un piccolo spillo d'acciaio, che, una volta colpito dal cane, veniva spinto all'interno del bossolo, dove il repentino contatto col fulminato produceva una deflagrazione che a sua volta incendiava la carica.

Fucile a percussione centrale

Tutti questi progressi condussero ad un nuovo sistema d'accensione, introdotto nel 1866: il sistema a percussione centrale. La cartuccia è costituita da un bossolo d'ottone, con una capsula a percussione alla base e una carica di polvere ed il proiettile compressi all'interno. La capsula a percussione è formata da uno scodellino d'ottone, sistemato al centro della base del bossolo, da cui il nome di accensione centrale. Quando il percussore colpisce la capsula, questa viene deformata e spinta contro l'incudinetta che le sta davanti, provocando l'accensione dello strato di fulminato adagiato sotto quest'ultima. In linea di massima esistono due tipi di sistema a percussione centrale: il sistema ad innesco Berdan, con due o più orifizi da innesco, ed il sistema Boxer, con un unico orifizio da innesco centrale. Lo sviluppo del sistema portò alla diffusione di centinaia di calibri differenti, dal .17 Remington al .700 Nitro Express.

Sistemi di retrocarica

Quando si spara con un'arma da fuoco, la polvere della carica viene incendiata, provocando una forza tale da spingere il proiettile al di fuori della canna: questa forza è generata dalla pressione conseguente allo scoppio della carica di lancio. Tale pressione, tuttavia, agisce anche in direzione opposta, verso il retro della canna e quindi verso il tiratore: ciò non costituisce un problema con le armi monocolpo, in cui la canna è chiusa sul retro, ma nel caso di armi a ripetizione o con caricamento dalla culatta è importante che la spinta sia bloccata in modo adeguato e sicuro. Nel corso del tempo sono stati concepiti diversi sistemi di retrocarica, ossia di caricamento dalla culatta.

Fucile a canna basculante

Le canne basculanti sono utilizzate soprattutto nei fucili da caccia (doppiette e sovrapposti) di grosso calibro, ma in passato il sistema fu usato anche per pistole e rivoltelle. La canna dell'arma, è fissata su cardini e può essere fatta basculare per aprire la culatta. Alla canna vengono adattati dei fermi o ganci che s'incastrano con le aperture nella sezione della culatta: per aprire o chiudere l'arma, si ricorre ad una leva che scorre o ruota. Solitamente la canna si piega in avanti: esistono, tuttavia, casi in cui scivola lateralmente, come nel fucile da caccia Dreyse.

Fucile ad otturatore rotante

Nel 1867 il designer austriaco Werndl ideò, assieme al suo socio ceco Karel Holub, un nuovo tipo di fucile, la cui particolarità non risiedeva nella cartuccia, bensì nel sistema d'azione: si tratta del fucile Werndl M1867, utilizzato dall'esercito austriaco sino al 1886, quando fu sostituito dallo Steyr. Nel Werndl la canna è chiusa ermeticamente da un tamburo di cui è stato rimosso un terzo; se il tamburo viene ruotato, si può accedere alla camera di caricamento nella canna, per inserire la cartuccia nuova od espellere il bossolo vuoto. Dopodiché, il tiratore chiude nuovamente l'otturatore ed il fucile è bloccato.

Fucile ad otturatore pieghevole

Sul fucile ad accensione a spillo Montigny è montato un grosso e pesante otturatore, inserito nel collo del calcio, che può esser ripiegato, permettendo al blocco dell'otturatore di scivolare indietro e di aprire le camere di cartuccia.

Fucile ad otturatore rollante

Durante la seconda metà del XIX secolo i fabbricanti d'armi escogitarono un altro sistema di chiusura della culatta: esso era costituito da un elemento d'acciaio che (dopo aver alzato il cane) si poteva far ruotare all'indietro in modo analogo a quanto si faceva con il cane stesso. Una volta inserita la cartuccia lo si ruotava di nuovo in avanti chiudendo la culatta. Al momento dello sparo non si apriva poiché era intercettato dal cane che gli si appoggiava sopra in modo che la spinta all'indietro operasse su di una leva svantaggiosa. La spinta avveniva cioè al di sotto del grosso perno del cane e, al contrario, tendeva a spingere il cane stesso ancora più in avanti. Il sistema era semplice e straordinariamente robusto, permettendo lo sparo di cartucce assai potenti (per l'epoca). La Remington fu una delle Case costruttrici che applicarono su larga scala questo sistema, ma anche altri fabbricanti d'armi lo utilizzarono, sia con licenza che senza.

Fucile a blocco cadente

Fucile a blocco cadente Martini Henry

Il sistema a blocco cadente è azionato da un paragrilletto di grandi dimensioni che serve da leva. Leve di questo genere potevano essere piegate in basso o, in certe armi, in avanti. Quest'azione permette ad un blocco solido di scivolare in basso lungo delle guide e di liberare la canna e la camera; non appena il paragrilletto torna alla posizione iniziale, il blocco di chiusura scatta nuovamente verso l'alto e sigilla la camera. Il meccanismo a blocco cadente fu inizialmente utilizzato solo nei fucili monocolpo, come ad esempio nel fucile belga Flobert con azione a blocco cadente Martini, in cui il blocco non scivola giù completamente, ma è fissato su cardini sul davanti, o nella carabina statunitense Spencer. Una delle armi più conosciute di questo tipo fu il fucile americano Sharps.

Fucile ad otturatore pieghevole

L'azione ad otturatore pieghevole risale all'epoca in cui i fucili ad avancarica furono trasformati in fucili a retrocarica e si dovette trovare una soluzione per garantire alla culatta una sicura chiusura. Un meccanismo di questo tipo è riscontrabile nel fucile francese Manceaux del 1862: l'accensione è rimasta immutata, ossia a percussione, ma l'arma può essere ricaricata assai più rapidamente ed efficacemente grazie all'apertura della culatta. Notevole è la sua azione ad otturatore pieghevole che serra anche il blocco di chiusura. Un secondo tipo di azione ad otturatore pieghevole è il sistema Snider, che fu utilizzato per trasformare i fucili a percussione in armi ad accensione centrale: la parte terminale della vecchia canna a percussione fu tolta e, mediante un perno di grandi dimensioni, al terminale fu applicato l'otturatore pieghevole. Per sparare un colpo, il tiratore doveva spostare lateralmente l'otturatore, inserire una cartuccia nella camera di caricamento e poi rimettere in posizione l'otturatore.

Fucile a otturatore girevole - scorrevole (Bolt action)

Ottturatore girevole - scorrevole (chiuso) del fucile Carcano Mod. 91

Il sistema di chiusura riprende quello dei vecchi fucili ad ago ma, opportunamente modificato per sparare a ripetizione, usa le normali cartucce metalliche a percussione centrale. La canna è posteriormente aperta e viene chiusa da un otturatore cilindrico comandabile da una leva laterale che ne permette una prima breve rotazione attorno al suo asse e il successivo spostamento all'indietro lungo l'asse della canna. In questo modo viene espulso il bossolo sparato e arretrato il percussore; con il movimento contrario, viene poi incamerata la cartuccia successiva. La chiusura è assicurata da appositi tenoni (risalti in acciaio) che si inseriscono in altrettante sedi scavate nella culatta. Vi sono sempre meccanismi di sicurezza che non permettono lo sparo se l'otturatore non è ben chiuso. Questo sistema, in uso già alla fine dell' Ottocento (per esempio sul fucile italiano Carcano Mod. 91) si è rivelato con il tempo il più affidabile per lo sparo di cartucce molto potenti ed è usato ancora oggi in molte carabine da caccia.Il sistema bolt-action, pur essendo robusto e affidadile,é lento ed é stato sostituito nella funzione militare dal fucile semiautonatico.

Sistemi di caricamento

Fucile ad avancarica

Fino a quasi tutto il XIX secolo i fucili erano caricati manualmente attraverso la bocca da fuoco: queste armi sono dette ad avancarica. I primi tentativi di sviluppo di armi a ripetizione risalgono al periodo della pietra focaia: le pistole a due e quattro canne fabbricate dall'armaiolo inglese Twigg ne sono un ottimo esempio. Ma fu solamente con l'avvento del sistema a percussione che furono create rivoltelle a cinque e sei colpi su vasta scala: si trattava di armi ancora ad avancarica, come nel caso delle cosiddette pepaiole (o pepperboxes) e successivamente nei primi veri revolver fabbricati da Samuel Colt. Da queste armi corte furono derivati anche modelli di fucili a tamburo che non ebbero tuttavia un grande successo a causa della fuoriuscita dei gas dallo spazio tamburo-canna che causava bruciature al braccio del tiratore, oltre ad una certa perdita di potenza del colpo.

Fucile monocolpo a retrocarica

Armi di questo tipo sono tutte quelle descritte nella sezione "Sistemi di retrocarica" tranne quelle ad otturatore girevole - scorrevole. I primi fucili monocolpo a retrocarica furono fabbricati pressappoco nel 1850: spesse volte si trattava di conversioni di armi a percussione ad avancarica, come nel fucile a colpo singolo Werndl del 1867, nel quale la sezione posteriore della canna veniva rimossa e sostituita da una parte terminale con un'apertura di caricamento, nel maggior numero dei casi un otturatore rotante o pieghevole. Le cartucce venivano caricate una per una nella seguente maniera: si apriva l'otturatore, s'inseriva la cartuccia nella camera di caricamento, si chiudeva l'otturatore, si sparava la cartuccia, si riapriva l'otturatore, si rimuoveva il bossolo vuoto e così via. Un esempio può essere il fucile Springfield Trapdoor che fu arma d'ordinanza dell'esercito degli U.S.A. durante gli ultimi anni delle Guerre indiane.

Fucili moderni

Carabina Winchester modello 1873
Moderna carabina da caccia
Fucile d'assalto tedesco Sturmgewehr
Fucile d'assalto americano M16
Fucile FAL M964 A1

Benjamin Robins, aritmetico Anglosassone, sperimento e pubblicò un nuovo tipo di proiettile, più piccolo e leggero della palla di piombo e molto più versatile. Dal diciannovesimo secolo in poi, il fucile ebbe un importante evoluzione: al posto dei moschetti, furono utilizzati fucili a sparo singolo con ricarica manuale tramite otturatore girevole-scorrevole, rendendo la ricarica nettamente più veloce di quella del moschetto, dove ogni colpo doveva essere inserito manualmente ad ogni sparo. Il caricatore dell'arma variava dai 5 ai 10 proiettili.

Di questo tipo di fucile ci sono state numerose versioni e le più famose sono le seguenti:

  • Il fucile russo Mosin-Nagant, ricarica proiettili manuale, usato anche come fucile da cecchino.
  • Il fucile americano Springfield M1903, ricarica proiettili manuale, usato anche come fucile da cecchino.
  • Il fucile tedesco Mauser Karabiner 98k, ricarica proiettili manuale, usato anche come fucile da cecchino.
  • Il fucile italiano Carcano Mod. 91, ricarica proiettili manuale, usato anche come fucile da cecchino (famoso fu l'omicidio di John Fitzgerald Kennedy).
  • Il fucile inglese Lee-Enfield, ricarica proiettili a grafette da 5 o 10 proiettili, in base a quelli esplosi, usato anche come fucile da cecchino.

Tipi di fucile

  • Carabina: arma a canna rigata a ricarica manuale o automatica più corta del fucile e quindi meno potente e precisa ma più maneggevole.
  • Doppietta: fucile fornito di due canne lisce affiancate (giustapposte), per una maggiore potenza di fuoco a corte distanze, molto usata nella caccia.
  • Sovrapposto: fucile fornito di due canne lisce come la doppietta, ma sovrapposte; è molto usato nel tiro a volo.
  • Express: fucile simile alla doppietta o al sovrapposto ma dotato di canne rigate ed usato per la caccia grossa.
  • Semiautomatico: fucile ad una sola canna, ma in grado di sparare più colpi, solitamente tre (come prescritto dalla legge).
  • Fucile d'assalto: moderno fucile da combattimento con ripetizione generalmente a recupero di gas, in grado di sparare a raffica o a colpo singolo.

Armi a recupero di gas ed armi ad anima liscia

Attualmente molti semiautomatici, sia ad anima liscia che rigata, vengono dotati del sistema di recupero dei gas derivati dalla combustione della polvere. Questo fa sì che allo sparo i gas vengano convogliati in un cilindro nel quale scorre un pistone solidale con l'otturatore facendolo arretrare e dando così inizio al ciclo di automatismo. Parte dei gas fuoriesce da una valvola regolabile posta sotto la canna in modo da poter tarare il meccanismo sulla potenza delle munizioni impiegate. Un ulteriore cambiamento è avvenuto con l'introduzione dei calci in polimero e gel che hanno una maggiore elasticità ed eliminano ancor di più l'effetto del rinculo. Inoltre vengono usati anche acciai più forti e quindi più resistenti allo stress delle munizioni. Alcune canne vengono trattate criogenicamente e cioè lavorate a temperature bassissime così da migliorarne la resa balistica.

Per le armi da caccia ad anima liscia esistono vari tipi di canne, che vengono scelte a seconda del tipo di impiego: esse variano per lunghezza, calibro e lunghezza della camera di scoppio. Possono inoltre essere anche "strozzate" e cioè dotate di un leggero restringimento alla bocca per modificare la rosata che si ottiene con le munizioni spezzate. Esistono anche canne non strozzate ma nelle quali si può applicare lo strozzatore mediante un attacco a vite. Lo strozzatore viene impiegato per chiudere o aprire la rosata e ne esistono di vari tipi che si contraddistinguono a seconda del numero di stelle, ad esempio quello ad una stella stringe la rosata al massimo così da poter effettuare tiri più lunghi, mentre lo strozzatore con quattro stelle permette di effettuare tiri con rostata più ampia ma con una minore gittata utile.

Le canne usate nel tiro al piattello, che si chiamano skeet, possono essere anche cilindriche o interamente strozzate a seconda delle preferenze dei tiratori. Esiste anche una canna di minori dimensioni detta slug, generalmente poco o per niente strozzata, che viene usata per tiri a più brevi distanze e viene impiegata soprattutto per le battute di caccia al cinghiale con l'uso di palle singole. I fucili ad anima liscia possono infatti sparare non solo pallini e pallettoni ma anche singoli proiettili. Questi ultimi possono avere varie forme ma la più classica è quella tronco - conica provvista di alette in grado di imprimergli il moto rotatorio attorno al proprio asse come se fosse sparata da una canna rigata. Questo, in virtù dell'effetto giroscopico, ne aumenta la stabilità e la precisione.

I moderni fucili riescono a sopportare maggiori pressioni in confronto ai vecchi modelli. Ad esempio oggi la maggior parte dei fucili da caccia ad anima liscia viene dotata di canna magnum e cioè con camera di scoppio più lunga (76 mm per il cal.12): con questo tipo di canna possono essere sparate munizioni più lunghe e quindi in grado di contenere un'elevata grammatura come quelle da 56 gr. di piombo e che sviluppano pressioni che superano i 1300 bar. Questo tipo di canna può essere riconosciuta guardando la sigla incisa sulla canna stessa e cioé "CAM 76".

Bibliografia

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  • Ricketts H., Armi da Fuoco, Milano, Mursia, 1962
  • Peterson H., Armi da Fuoco nei Secoli, Milano, Mondadori, 1964
  • Cadiou R., Alphonse R., Armi da Fuoco, Milano, Mondadori, 1978
  • Musciarelli L., Dizionario delle Armi, Milano, Oscar Mondadori, 1978

Voci correlate

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